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Dantes Alagherius

Dantes Alagherius, autore della nota opera De civis dialectum ante labor

Ogni stato della penisola ha un suo proprio dialetto che però col passare del tempo sta lentamente scomparendo e facendo spazio all'ormai affermata lingua nazionale, l'inglese.
Molti filologi hanno dedicato anni alle loro ricerche per creare un'enciclopedia che raggruppa tutti questi dialetti paesani, l'opera intitolata De civis dialectum ante labor, scritta dal noto autore nazionale Dantes Alagherius che ha passato oltre cinque anni della sua vita per raccogliere le giuste informazioni e scrivere l'opera.

Di sotto parleremo dell'etimologia di alcune parole base del dialetto, che sono in comune tra tutti, vedremo frasi e la storia di queste anziane lingue che vivono ancora oggi nelle zone contadine della nazione.

Storia Modifica

Possiamo iniziare ad osservare e tradurre i primi dialetti nei primi dell'III secolo quando inizia l'età buia, portata in seguito dalla peste nera e dalla guerra civile dei diritti dei poveri.
Un noto storico e filologo del posto è riuscito , grazie all'aiuto di alcuni archeologi, riportare alla luce una chiesa sotterrata contenente diversi testi con traduzioni in dialetti inglesi, una scoperta fantastica, che ci ha permesso di analizzare i primi linguaggi dei tre stati, questi manoscritti provengono dallo stato dell'Oioh, oggi situano nel museo nazionale di Turin sempre nello stesso stato.

Useremo questi testi e l'opera di Dantes per cercare di spiegare questi dialetti affascinanti ma estremamente complicati.

Analisi Modifica

Iniziamo ad analizzare il nome della nazione, trovato a pagina 22 dell'opera del noto autore.

  • "Utiò" [ùZìo] è la pronuncia giusta, oggi il nome è trasformato in Utopìus per via di un misto tra il dialetto oianò e parìsìno che erano soliti pronunciare il nome completo Utiòopus, secondo gli antichi testi il nome originale era Vtopìiùae molti filologi stanno ancora cercando di capire come da un nome così complicato di colpo si sia passati ad un nome più breve e semplice, facilmente pronunciabile.

Ora passiamo ai saluti, trovati di due tipi: formali e informali, nella prima categoria possiamo ancora suddividere ulteriormente in famigliare e dativo.

  • "Cjìçao" [s:gisào] è la pronuncia per dire il nostro "Ciao" italiano, è un saluto informale, usato tra amici, contadini e compagni scolastici, la pronuncia è piuttosto complicata e infatti non molti riescono a dirlo correttamente confondendo il saluto con il nome del cavallo di Re Enrico I "[sciàso]" anche se è biasimabile perché sono due pronunce molto simili.
  • "Khùsjàco" [kħùsɟɑːco] è la pronuncia per dire il nostro "Buongiorno" italiano, è un saluto formare usato in ambito dativo o famigliare quando un figlio si rivolge al padre per un primo saluto. Possiamo trovare fonte di questa parola a pagina 54 dell'opera di Dantes, che ci da anche la variante per la notte, e cioè la nostra "Buonanotte" in italiano. E' piuttosto complicata come pronuncia ed è quasi simile al buongiorno ad eccezione delle ultime lettere: "[kħùsɟɕɛ̃ʄɢ]" e di solito viene usata solo in ambito famigliare sempre quando un figlio si rivolge al padre per un'ultima saluto giornaliero.